Di seguito viene spiegato a livello giuridico lo stato attuale della regolamentazione in merito all’Home Restaurant. Il testo presente di seguito fornisce una spiegazione tecnica di come viene interpretata nella Comunità Europea tutto quello che viene classificato come sharing economy, Home Restaurant compreso.

 

Il disegno di legge n. 2647 all’esame del Senato e già approvato alla Camera, con il quale si vorrebbe disciplinare l’attività di home restaurant, quale forma dell’economia collaborativa (sharing economy), si pone fuori dai principi europei di libera concorrenza e non rispetta le indicazioni fornite agli Stati membri dalla Commissione europea prima e dal Parlamento poi.

Come anche ben evidenziato dal Prof. Giovanni Pitruzzella, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nel parere del 31.3.17 inviato agli organi competenti ove conclude che: “il DDL che disciplina l’attività di home restaurant appare nel suo complesso idoneo a limitare indebitamente una modalità emergente di offerta alternativa del servizio di ristorazione e, nella misura in cui prevede obblighi che normalmente non sono posti a carico degli operatori tradizionali, risulta discriminare gli operatori di home restaurant, a favore dei primi, senza rispettare il test di proporzionalità, necessarietà delle misure restrittive rispetto al perseguimento di specifici obiettivi imperativi di interesse generale, come invece richiesto a livello europeo”.

Nel giugno del 2016, la Commissione Europea in una comunicazione indirizzata agli Stati membri ed al Parlamento europeo, stila quella che viene definita “Un’agenda europea per l’economia collaborativa” rilevando, come a fronte della rapida crescita dell’economia collaborativa e delle prospettive di crescita ulteriori, le autorità nazionali stiano rispondendo con interventi legislativi quanto mai eterogenei e che questo approccio frammentato crea incertezza sia per gli operatori tradizionali che per i nuovi prestatori di servizi e i consumatori e può ostacolare l’innovazione, la creazione di posti di lavoro e la crescita. Posto che questi nuovi modelli imprenditoriali possono dare un contributo importante alla crescita e all’occupazione nell’Unione europea.

Nel testo della comunicazione la Commissione fissa alcuni principi cui ispirare la legislazione nazionale riguardanti:

1) requisiti di accesso al mercato per piattaforme di collaborazione (portali web) e i prestatori di servizi (Tipo assicurazioni, licenze, dimensioni locali) sia professionali che non: A norma del diritto dell’UE, tali requisiti devono essere giustificati e proporzionati, tenendo conto delle specificità del modello imprenditoriale e dei servizi innovativi interessati, senza privilegiare un modello d’impresa a scapito di altri;
Divieti assoluti (per i soggetti professionali) nonché restrizioni quantitative all’esercizio di un’attività costituiscono normalmente misure di ultima istanza che in generale dovrebbe essere applicate solo se e laddove non sia possibile conseguire un legittimo obiettivo di interesse generale con una disposizione meno restrittiva
2) regimi di responsabilità per le piattaforme di collaborazione (differenza tra chi fa solo hosting, o da tramite, o vende anche il servizio sottostante)
3) la tutela degli utenti (determinando i casi in cui si applica la normativa sul consumatore e non)
4) tutela del lavoro autonomo o subordinato
5) regime fiscale

Risoluzione del Parlamento europeo del 15 giugno 2017 su un’agenda europea per l’economia collaborativa

esorta gli Stati membri a garantire chiarezza giuridica e a non considerare l’economia collaborativa una minaccia per l’economia tradizionale; pone l’accento sull’importanza di regolamentare l’economia collaborativa in modo da agevolare e promuovere le attività piuttosto che limitarle (considerazioni di carattere generale n. 4) osserva che l’economia collaborativa in Europa presenta alcune caratteristiche specifiche, che rispecchiano anche la struttura aziendale europea, costituita principalmente da PMI e da microimprese; pone l’accento sulla necessità di garantire un contesto imprenditoriale in cui le piattaforme collaborative possano espandersi ed essere altamente concorrenziali sul mercato globale (economia collaborativa nella UE n. 10)

evidenzia che i requisiti di accesso al mercato per le piattaforme collaborative e i prestatori di servizi devono essere necessari, giustificati e proporzionati, come previsto dai trattati e dal diritto secondario, nonché semplici e chiari; sottolinea che tale valutazione dovrebbe considerare se i servizi siano prestati da professionisti oppure da privati, subordinando i fornitori tra “pari” (peer-to-peer) a requisiti giuridici meno restrittivi, nonché garantire al tempo stesso standard di qualità e un elevato livello di protezione dei consumatori e tenere conto delle differenze settoriali; (…n. 16)

richiama l’attenzione sulle difficoltà incontrate dalle piattaforme collaborative europee nell’accesso al capitale di rischio e nelle loro strategie di espansione, accentuate dalle piccole dimensioni e dalla frammentazione dei mercati nazionali e da una grave carenza di investimenti transfrontalieri; invita la Commissione e gli Stati membri a utilizzare appieno gli strumenti di finanziamento esistenti per investire nelle imprese collaborative e promuovere iniziative intese ad agevolare l’accesso ai finanziamenti, in particolare per le start-up, le piccole e medie imprese e le imprese; ( Promozione dell’economia collaborativa n. 66)