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Airbnb porta all’estero il 40% degli utili italiani sul turismo, Home Restaurant Hotel potrebbe riprodurre il procedimento inverso

CATANIA – Gli home restaurant continuano a far discutere. Dopo il successo della piattaforma Home Restaurant Hotel promossa dal Ceo&Founder Gaetano Campolo, è arrivata la replica del direttore generale di Fipe, Roberto Calugi, per il quale questo genere di attività dovrebbe seguire le regole burocratiche del settore della ristorazione. Ma adesso per sostenere la tesi Campolo scende in campo anche il professore Vittorio Caminiti, ex presidente di Federalberghi della Regione Calabria (ed ex membro del suo direttivo nazionale), nonché ex membro della giunta di Confcommercio (provinciale).

GAETANO CAMPOLO: “NESSUNA SCIA PER GLI HOME RESTAURANT, COSì SI SONO PRONUNCIATE LE ISTITUZIONI”

Secondo il Ceo&Founder di Home Restaurant Hotel, per aprire un’attività di ristorazione casalinga non occorre la SCIA – non trattandosi di un’attività per la quale è previsto un codice ATECO – ma solo una comunicazione alla Questura di riferimento. 
Per suffragare la sua tesi – dopo le accuse di Calugi – presenta il Bollettino Antitrust del 2017 che boccia le misure del MISE del 2016 e Il DDL derivante, affermando che “la Commissione europea ha invitato gli Stati membri a favorire lo sviluppo della c.d. sharing economy o economia della condivisione, capace di creare nuove opportunità sia per i consumatori, che possono beneficiare di un ampliamento dell’offerta di servizi e di prezzi inferiori, sia per i nuovi operatori, agevolati da forme di lavoro flessibile e da nuove fonti di reddito.(..) proprio nell’ottica di favorirne lo sviluppo, la Commissione ha ricordato che restrizioni in termini di accesso al mercato possono essere previste, secondo il diritto europeo, soltanto se (…) giustificate da (…) «motivo imperativo d’interesse generale» (…).Inoltre, la regolamentazione delle attività svolte nel quadro dell’economia collaborativa, nel tener conto delle specificità del servizio innovativo offerto, non deve ‘privilegiare un modello di impresa a scapito di altri (…) l’Autorità ha ribadito che, ‘nel caso un intervento [normativo o regolamentare, n.d.r.] sia necessario, occorre che si tratti di una regolazione minima e adeguatamente giustificata da motivi di interesse generale, nel rispetto dei principi di non discriminazione e proporzionalità (…). In questo quadro, l’Autorità ritiene che il DDL A.S. n. 2647 introduce limitazioni all’esercizio dell’attività di home restaurant che non appaiono giustificate”.

Anche una sentenza di un Giudice di Pace di Montopoli Val d’Arno ha accolto con favore l’opposizione di un cittadino alla denuncia del Comune che chiedeva la sua condanna per il mancato possesso della SCIA. E ancora il Ministero dell’Interno si è pronunciato nel merito, indicando la necessità della comunicazione dell’attività alla Questura. Tanto che la Questura di Napoli ha confermato la ricezione di una comunicazione di un soggetto del territorio di propria competenza.

HOME RESTAURANT, “UNA PROVA SENZA RISCHI”

Il professore Vittorio Caminiti, ex Presidente di Federalberghi ed ex membro di Confcommercio della Calabria, ha recentemente organizzato la “Rassegna del Giornalismo Agroalimentare e Agroindustriale Pro Sud” della durata di 3 giorni al Museo del Bergamotto di Reggio Calabria. All’evento ha presenziato Gaetano Campolo con tre homers iscritti alla sua piattaforma che hanno realizzato un vero e proprio Showcooking.

“L’home restaurant esiste ormai da più di 30 anni in tutta Europa. L’Ue conosce bene il fenomeno e ha regolamentato questo tipo di attività. L’Italia invece ha recepito tale regolamentazione in maniera ridotta e marginale, creando confusione e non assicurando il risultato sperato. Ma il fatto di non riconoscere gli home restaurant non vuol dire che non ci siano, anzi. – spiega Caminiti -. Rimangono una grande possibilità per i giovani, per gli amanti della buona cucina e per chiunque voglia mettersi alla prova senza grandi rischi. Se Sviluppo Italia ha inguaiato in molti casi migliaia di giovani e di famiglie, che hanno investito sulle opportunità imprenditoriali dei propri figli, la ristorazione amatoriale consente a chi ama questo tipo di attività di sperimentarla prima di investire denaro e contrarre debiti”.

Secondo il professore un home restaurant non potrebbe mai sostituirsi a un’attività primaria perché non consentirebbe di guadagnare grandi somme di denaro: “Sugli home restaurant vige il limite del tempo, del numero di commensali, così come l’impossibilità di assumere collaboratori. Così gli appassionati possono cominciare senza troppi vincoli e, quando e se diventa un’attività redditizia, dare il via a un’attività imprenditoriale vera e propria come previsto dalle norme per la ristorazione”, aggiunge. Insomma, una sorta di praticantato, che dovrebbe essere a tempo, questa potrebbe essere la soluzione al problema.

Sarebbe pertanto falsa, secondo l’ex presidente di Federalberghi della Calabria, la preoccupazione inerente l’abusivismo: “Gli home restaurant devono comunque essere comunicati in Questura che li localizza e che può controllarli quando desidera. Quanto potrà mai guadagnare un cuoco casalingo? Basti pensare che su 8 milioni di presenze registrate in Calabria ce ne sono 80 abusive… interi caseggiati affittati in nero, senza che nessuno agisca. Sono questi i danni agli operatori turistici, non altri”, dice.

HOME RESTAURANT, VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO E SVILUPPO

“Quando ero presidente dell’Azienda di Promozione Turistica ho potuto appurare come il viaggio fosse indissolubilmente legato alla vista e agli occhi. Così per i turisti diventa fondamentale assaggiare i prodotti tipici senza troppe rivisitazioni moderne, conoscere l’artigianato del territorio, visitare le meraviglie locali – spiega -. Alle tre giornate persino liberi professionisti si sono messi in gioco realizzando pietanze tradizionali che sono il risultato della nostra storia culinaria e davanti alle quali i turisti rimangono strabiliati. Chi viene a scoprire il nostro territorio non cerca parmigiane e cannoli destrutturati. Piuttosto che pensare alla nouvelle cousine, dovremmo imparare a valorizzare ciò che abbiamo e che potrebbe incrementare pure i flussi commerciali”.

Ma l’attenzione di Caminiti per la piattaforma è anche frutto di una riflessione sul trend attuale nel settore turistico: “Air B&B porta all’estero il 40% degli utili italiani sul turismo, con il benestare di tutti. Home Restaurant Hotel ha tutte le carte in regola per realizzare lo stesso invertendo la tendenza, ovvero portando capitali dall’estero in Italia, se riuscisse a inserire nella sua piattaforma gli home restaurant italiani e degli altri Paesi. E Gaetano Campolo è un giovane visionario che sta intraprendendo una strada coraggiosa, pur mettendosi contro le lobby delle associazioni che hanno affossato l’Italia e che soffocano il mercato – aggiunge -. Come il Governo sta rispondendo a questa nuova esigenza? Spero che a Campolo si assegni un premio culturale per la salvaguardia delle tradizioni, che gli si dia spazio, che lo si finanzi, che lo si sostenga. L’Italia deve dare spazio ai giovani intraprendenti e rivoluzionari, altrimenti è naturale che vadano altrove, dove la capacità viene riconosciuta e premiata”.

HOME RESTAURANT, ATTIVITÀ PER LE PARI OPPORTUNITÀ

Oggi è difficile – oltre che meschino e contrario alle direttive Ue – pensare che soltanto i giovani dei ceti sociali più abbienti, magari senza figli o familiari di accudire, possano dedicarsi alla costruzione di una propria attività che possa assicurar loro un futuro o quantomeno la “giusta partenza”. 
Così anche per il professore Caminiti un’attività casalinga potrebbe essere un’opportunità di inclusione sociale: “Quante persone hanno parenti non autosufficienti da accudire e, visto che una badante costa quanto un intero stipendio, devono rinunciare a lavorare? Tante. Quanti giovani vorrebbero aprire una propria attività ma non hanno i soldi per fare i primi investimenti? Tanti. Per non parlare delle mamme, delle nonne, dei soggetti diversamente abili – dice Caminiti -. Questa potrebbe essere una strada pure per chi vive queste difficoltà e merita un suo spazio nella società, come tutti gli altri. Propongo un reddito di cultura, piuttosto che di cittadinanza”.

La ristorazione casalinga potrebbe persino garantire una merenda più sana ai più piccoli e incentivare la socializzazione tra vicini di casa – ormai sempre più sconosciuti tra loro – impegnati nella vita frenetica quotidiana: “Quando ero giovane e vivevo a Milano, le vicine di casa mi offrivano dei cibi già pronti. Per ringraziarle, appena scendevo al Sud, portavo loro dei nostri prodotti tipici – conclude -. Uno scambio di prelibatezze che ha consentito lo sviluppo di una rete sociale che altrimenti, in una grande metropoli, probabilmente non avrei avuto il privilegio di sperimentare”.

Ivana Zimbone fonte Quotidiano di Sicilia 

Author: Gaetano