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Liquirizia di Calabria DOP, l’ “Oro nero” protetto da un Consorzio che tutela la sua eccellenza.

Ne parliamo con Silvia Basile, Presidente del Consorzio. Ecco la sua intervista… Buona Lettura!

 

 

 

Dottoressa Basile, Lei è dal 2018 Presidente del Consorzio Tutela della Liquirizia D.O.P. Ci racconti le caratteristiche di questo prodotto, le qualità che ne fanno un’eccellenza.

 

La liquirizia di Calabria già dal ‘800 è nota per la sua straordinaria qualità che la rende diversa da tutte le altre, come dimostrano le mappe genetiche e gli studi chimico- fisici svolti dall’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria.
Basti pensare che essa contiene solo il 3% di glicirizzina, il principio attivo contenuto nella radice, una percentuale decisamente inferiore rispetto alle radici turche o cinesi, abbattendo così gli effetti sulla pressione arteriosa. Inoltre contiene numerosi componenti altamente salutari, come ad esempio i flavonoidi, sostanze antiossidanti capaci di contrastare l’azione dannosa dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento e della degenerazione cellulare. Quindi un’anti-età del tutto naturale.

 

La nostra liquirizia, definita l’Oro Nero della Calabria, dal 2012 si identifica per il marchio di Liquirizia di Calabria Dop, l’unico in Europa con doppia denominazione sia per la radice che per l’estratto. I comuni dell’Alto Ionio cosentino, sono considerati la culla della liquirizia. Oggi sono 208, con circa 1600 ettari di liquerizieti, le zone vocate a questa produzione ed estrazione. Per esempio, nella mia storia familiare, già il nonno di mio marito svolgeva questa attività, che si è trasmessa di generazione in generazione arrivando a noi oggi. Certamente il periodo della Prima guerra mondiale ha segnato una battuta di arresto in tanti settori e una forte crisi anche nel nostro.

Ma la graduale ripresa c’è stata nei decenni a seguire fino alla vera svolta della metà degli anni ’90. Da una produzione di 600 quintali siamo passati a più di 9000 quintali, due terzi dei quali hanno la certificazione DOP, un riconoscimento determinante.

 

La liquirizia è un prodotto che ha molte proprietà mediche, per esempio l’ottima azione sulle ulcere e i disturbi dell’apparato digerente. Nella medicina cinese veniva anche utilizzata per le infiammazioni della gola, la tosse e per decotti. Oggi sta assumendo anche altre valenze, più “glamour”. Essendo in natura un prodotto dolce, viene utilizzata molto nel settore enogastronomia, molto sotto forma di polvere. Nel periodo del lockdown, molti sono stati gli chef stellati e i food influencer che l’hanno introdotta e citata nelle loro videoricette online. Questo utilizzo della liquirizia, amplificato dalla potente cassa del web, ha contribuito più di ogni altra cosa negli anni recenti a farla conoscere e amare a  livello globale e ha creato una nuova attenzione intorno al nostro prodotto.

 

 

Come nasce il Consorzio e come sta crescendo?

 

Il Consorzio Liquirizia  di Calabria DOP come istituzione nasce nel 2011, l’anno prossimo ricorrerà il suo decennale. I soci, inizialmente 10, hanno avuto il merito e la vision di dare vita a questo importante organismo di tutela. Oggi siamo in 22, di cui 5 sono aziende che trasformano e commercializzano, le altre sono aziende agricole che raccolgono e conferiscono il prodotto. Mi preme sottolineare come nel nostro Consorzio si sia sviluppata una vera ottica di rete. Ogni azienda, come in una famiglia, apporta del suo senza risparmiarsi in mezzi e risorse, lavoro che è frutto di molto impegno, fatica e investimenti.

Ricevere un riconoscimento ufficiale, quello della duplice certificazione, è stato uno dei primi grandi traguardi che abbiamo raggiunto, che ci ha dato gratificazione ed entusiasmo.

 

La funzione del Consorzio oggi è innanzitutto continuare a tutelare a 360 gradi il nostro prodotto che è un’eccellenza a livello europeo, in contrasto ai tentativi di contraffazione, che mi creda sono molti. Ampliare la nostra rete di associati come forma di tutela e valorizzazione della qualità dei processi di produzione e di estrazione, oltreché della radice della liquirizia in sé per sé è il nostro principale obiettivo.

 

Trasparenza, tracciabilità del prodotto ma anche informazione e comunicazione. Come si rapporta il Consorzio con questi aspetti chiave?

 

Oggi si parla molto di corretta e trasparente informazione sui prodotto e la filiera. Nel caso del Consorzio di Tutela della Liquirizia, i 6000 quintali con certificazione DOP garantiscono piena trasparenza seguendo dei disciplinari europei molto rigidi che comportano attenti esami e controlli periodici. La liquirizia deve essere prodotta, raccolta e lavorata in modo interamente biologico. Viene poi analizzata da laboratori specializzati, un percorso che richiede tempi anche lunghi.

 

Ogni azienda produttrice ha certamente i suoi canali di comunicazione e marketing on line, tuttavia il Consorzio nel suo insieme porta un valore aggiunto puntando su varie attività e iniziative di comunicazione che rafforzano il brand e l’identità collettiva e individuale. Nel Consorzio l’ottica di rete è fondamentale anche per attivare sinergie con altri settori che oggi si rivelano preziose.

 

La nostra comunicazione va in una duplice direzione: da una parte si rivolge alla sensibilizzazione dei produttori, che in Calabria sono molti, sull’importanza della tutela, dall’altra si indirizza ai consumatori in generale che vengono aiutati a comprendere ciò che acquistano: l’origine e il percorso del prodotto e soprattutto il valore di una produzione interamente locale e controllata.

 

Cosa vuol dire oggi essere un coltivatore e produttore di Liquirizia DOP della Calabria?

 

C’è tanto lavoro, anche fisica, dietro ogni azienda agricola dedita alla produzione di liquirizia, ogni agricoltore schiera tutte le proprie risorse e mette la propria manodopera diretta, mostrando grande capacità di resilienza.

 

La crescente diffusione di conoscenza e, direi, di una vera e propria cultura del nostro “oro nero”, della sua storia e valore per il territorio, favorita anche dalle attività del Consorzio, innesca un circuito virtuoso a livello lavorativo: fa sì che anche i giovani, le nuove generazioni, invece di lasciare la Calabria decidano di rimanere in loco e investire energie sulla propria terra. Contribuendo così al rilancio della nostra Regione e di una delle nostre ricchezze, un  prodotto tipico che rappresenta un’eccellenza nel mondo.

 

Proprio poche settimane fa abbiamo ricevuto a Reggio Calabria un Premio come eccellenza in ambito agroalimentare di cui siamo fieri. Un riconoscimento che non sarebbe stato possibile senza il duro ed eccellente lavoro che le nostre aziende consociate svolgono quotidianamente e che ci consente di andare avanti con slancio verso nuovi traguardi.

 

 

 

 

Avrà notato il diffondersi anche in Italia di un nuovo approccio all’ospitalità con cucina, definito Social Eating. Cosa pensa del fenomeno dell’ Home Restaurant?

 

Trovo che sia una nuova forma di economia che si basa sulla fiducia e sulla logica del passaparola, sia pure giocata in modo innovativo attraverso il digitale,. Un approccio e una filosofia che sposo perché contrasta la cultura dello spreco e punta sul km0, sul territorio e le sue specificità,  sulla qualità e non sulla quantità.

 

Uno dei valori principali dell’home restaurant è anche quello di rirovare nel cibo e nella sua convivialità, un’anima importante della nostra cultura. Mi sembra che la filosofia dell’Home Restaurant sia di cercare una vera socializzazione, puntando su numeri di persone limitati, che hanno quindi modo di conoscersi e interagire, creando nuovi rapporti ed una esperienza diversa che non è solo nell’ottica del “mordi (o consuma) e fuggi”.

 

Anche dal punto di vista socio-economico il suo impatto è positivo. Noto che molte persone attraverso questa attività trovano un nuovo sbocco e una propria rigenerazione in un nuovo progetto che è affidato alle proprie capacità e forze. Trovo che questo aspetto sia virtuoso, per donne e uomini, anche proprio per il periodo che stiamo vivendo.

Vedo che questa realtà sta crescendo molto anche in Italia, all’estero si è già affermata da qualche anno, e penso che sia una prospettiva e un’esperienza molto positiva sia per chi decide di dedicarvisi come lavoro che per chi ne usufruisce.

 

L’Home Restaurant è un tipo di attività che si svolge nella piena legalità e che offre un approccio nuovo alla cultura del cibo, che recupera le nostre radici, tradizioni e territorialità, tutti valori che stanno molto a cuore al nostro Consorzio. Purtroppo il settore soffre ancora di un parziale riconoscimento per delle lacune legislative che sarebbe urgente colmare a maggior tutela di chi offre il servizio e anche per gli stessi clienti.

 

Silvia, la ringrazio molto di questo interessante viaggio nel mondo della Liquirizia DOP. Auguri di lunga vita e di successo al Consorzio per la Tutela Liquirizia della Calabria DOP.

 

 

Author: Claudia Rusconi