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Lo abbiamo letto su tutti i giornali. Causa Coronavirus, bar, ristoranti, hotel sono in crisi, profonda crisi.

D’altro canto c’era da aspettarselo: sebbene in un primo momento si fosse detto no all’allarmismo – abbiamo letto tutti il decalogo di Confcommercio che ci esortava a continuare a frequentare i luoghi pubblici – nelle ultime ore l’allerta è salita: le scuole sono chiuse in più regioni di Italia, il campionato di calcio è in tilt.

Piscine, palestre, centri sportivi sono chiusi a tempo indeterminato. Sui mezzi pubblici bisogna tenere una distanza di sicurezza, l’Italia è nella black list di numerosi paesi.

La voglia di socializzare però non passa: quali soluzioni abbiamo per contenere i contagi, senza chiuderci in casa? E quali soluzioni hanno i ristoratori che stanno perdendo tutto?

Ancora una volta, la soluzione la si può trovare nella Sharing Economy la quale, non a caso, si ispira al principio dello sviluppo sostenibile, che pone le componenti economiche, sociali e ambientali allo stesso livello.

Vediamo nel dettaglio.  

Home Restaurant: cenare in compagnia, senza contagi

Mentre il mondo è fermo, mentre l’incertezza (anche economica) regna sovrana, le iscrizioni alla piattaforma Home Restaurant Hotel non si arrestano.

Il che rappresenta qualcosa in più di un segnale: è evidente che, davanti allo stallo lavorativo ed economico di numerosi settori, i cultori della Sharing Economy hanno compreso come quello degli home restaurant possa essere un piano B molto interessante per tutti.

Per gli amanti della socializzazione che cercano comunque luoghi in cui stare insieme – limitando però gli assembramenti – e per coloro le cui attività sono del tutto ferme, e che pertanto cercano un modo per guadagnare qualcosa.

A tal proposito, ricordiamo che aprire un Home Restaurant è semplice e non implica spese: sono sufficienti passione, spirito di intraprendenza, voglia di svoltare. Per chi ci sta pensando, è davvero giunto il momento di farlo (scopri qui come).

Coronavirus, la vita (anche sociale) va avanti 

Costretti allo smart working, dunque a lavorare da casa, senza contatti.

Costretti a non frequentare i centri sportivi, i cinema e i teatri.

Costretti a salutarsi con uno sguardo, senza abbracci e senza strette di mano.

Questo è il nuovo stile di vita che è stato imposto agli italiani da quel virus che arriva da lontano, ma che fa tanta paura anche qui. La vita però va avanti: compleanni, anniversari e chissà quanti altri avvenimenti restano occasioni da festeggiare, magari con una cena di coppia, di famiglia, con amici.

Ma dove andare?

I luoghi affollati dovrebbero essere evitati, e infatti i ristoranti stanno pagando un conto salato. Perché poi c’è un altro aspetto da considerare: molti locali sono poco frequentati oramai da giorni e non tutti i gestori hanno l’onestà intellettuale di eliminare i cibi invenduti e purtroppo scaduti.

Il piano B da considerare sono le case di privati che aprono a gruppi ristretti di persone, sono gli Home Restaurant, oppure gli Chef a Domicilio: luoghi con pochi posti, in cui chi li gestisce ci mette direttamente la faccia. E in cui la componente digital è molto forte: una recensione negativa può avere un peso davvero pesante. 

home restaurant hotel

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