Perché il primo turismo è quello Enogastronomico

È un mondo che gira sempre più velocemente, tutto o quasi passa dalla rete e chi non è preparato a questi “ritmi” del futuro ,o meglio dell’immediato, rischia di rimanere troppo indietro per essere atteso. Nel 2018 ci ritroviamo sommersi nelle straordinarie dinamiche del digitale e quasi ogni gesto, volontà o preferenza passa dal nostro smartphone: fare shopping, ordinare da mangiare o anche normalissime commissioni da sbrigare, passano da strumenti e da azioni sempre più pratiche e veloci. Tra tutti questi settori, immaginarsi quanto queste dinamiche possano avere influito su quello turistico. Questo perché viaggiare equivale a scoprire e scoprire è un magnifico atto che passa dalla volontà di chi desidera conoscere altro e soprattutto gli altri.

Ma la scoperta è di tutti, anche la nostra, di noi Italiani; e nei nostri piccoli borghi come nelle nostre grandi città forse abbiamo cominciato a capirlo e a sfruttare tali strumenti. Si è impennata così, la proposta e la vetrina culinaria delle attività ristorative. Sono realtà nuove che propongono prodotti particolari e per ogni esigenza di palato: prodotti che vanno dalle cucine bio a quelle vegan, dall’healthy allo street food di qualità, cucine etniche e cucine tradizionali, beverage di carattere artigianale e di certificata qualità.

Tutto questo è indicativo per dirci che il cibo, oggi, è vissuto in Italia e in tutto il mondo come condivisione di culture, identità ed esperienze diverse. Un luogo quindi, resta si nella mente di chi con gli occhi rivive una fotografia, ma resta anche nel cuore di chi con la bocca, di quel luogo ne ha assaggiato la cucina e dunque percepito l’essenza.

Il turista di oggi è sempre più un Turista Enogastronomico, poiché concentra una grossa percentuale della spesa del suo viaggio in prodotti culinari da assaggiare sul posto e magari portare con se a casa dopo la vacanza. E’ un turista che arriva anche a stabilire la scelta del paese che andrà a visitare soprattutto in base alla proposta enogastronomica di quest’ultimo e in base a quello che la persona stessa si aspetta o desidera assaggiare. Ad oggi due turisti su tre dichiarano che tra le motivazioni che li spingono a visitare un determinato luogo e una determinata terra, ce ne sia una di carattere gastronomico oltre che di tipo artistico e culturale. Immaginarsi poi se arrivi nel nostro bel Paese dalla Cina, dalla Germania, dall’India o dall’America , alla ricerca della famigerata carbonara romana ancor prima che dei Fori Imperiali, del lampredotto fiorentino ancor prima delle Gallerie Degli Uffizi , della margherita verace napoletana ancor prima del Teatro San Carlo…

Ironia a parte, il nostro paese , quasi retorico ricordarlo, è il primo al mondo come proposta enogastronomica e varietà etnografica dei prodotti agricoli. Se vediamo poi i dati riguardanti il nostro territorio ci accorgiamo di come questa realtà può solo essere di grandissimo beneficio per centinaia di migliaia, forse milioni di persone; l’Italia secondo i dati dell’ultimo anno, rientra sempre nella top ten delle mete scelte dal turismo proveniente dai paesi più industrializzati.(Cina, Germania, Stati Uniti,Giappone..) Sono segnali importanti che indicano che, nonostante le grandi crisi economiche dell’ultimo decennio, la nostra gente sta reagendo. Ma ancora non basta, oltre a una sempre più decisa e corale presa di coscienza di ristoratori, albergatori, navigati e alla prima esperienza, col desiderio di migliorare o col desiderio di cominciare una loro attività, servirebbe un significativo gesto da parte delle nostre autorità statali per scommettere sul potenziale di migliaia di prodotti e migliaia di attività dietro le quali ci stanno ancor più persone e necessità.Sui vini, sugli alimenti, come nel patrimonio artistico e culturale, si deve assolutamente fondare il nostro rilancio economico e il nostro riscatto sociale e morale, perché per troppi anni non abbiamo saputo sfruttare al meglio quelle che sono le nostre palesi avanguardie ed eccellenze territoriali. Sarà quasi un nostro obbligo , nell’immediato futuro, arrivare a coniugare sempre di più questo “turismo-food” al concetto social di condivisione , in un ottica intelligentemente strategica da parte dei nuovi ristoratori che hanno la loro storia da raccontare nei loro prodotti e nella loro ospitalità ai milioni e milioni di ‘ Food Traveller ‘che arrivano e continueranno ad arrivare in Italia ogni anno.

Author: Admin_hmrH